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Il tempo dell’attesa

Non so tu, ma io non mi sono mai ritenuta una persona paziente.

Neanche da bambina, nonostante fossi considerata da familiari e amici “brava, mite e riflessiva”.

Il periodo adolescenziale è un periodo di ribellione perché hai bisogno di smantellare le verità che ti hanno raccontato, e con cui sei cresciuto fino a quel momento, per trovare le “tue”. Meno che mai, quindi, posso aver lavorato su questa “capacità” in un periodo turbolento come quello.

Gli anni passano, le esperienze ti fortificano e il carattere si forma ma ogni volta che nella mia mente si crea un’immagine o il desiderio di qualcosa, ecco che la ricerca della sua realizzazione diventa prioritaria. E vorrei che tutto accadesse immediatamente.

Non parlo delle cose materiali, quelle che per capirci si possono acquistare entrando in un negozio o con un semplice click, ma di quelle personali. Possono chiamarsi obiettivi, ambizioni, sogni, progetti.

Ho sempre sospettato, pur non avendo la saggezza per comprenderlo fino in fondo, che l’attesa ha un suo perché, un suo tempo di maturazione necessario a far sì che “quella cosa” si realizzi nei tempi e nei modi giusti.

Per chi è impaziente questo concetto è comprensibile a livello razionale ma è difficilmente perseguibile.

Il lavoro per costruire la mia attività professionale mi ha insegnato tanto su questo argomento.

Quando sei impaziente, e credi che la realizzazione di quanto tu stia inseguendo non abbia altri vincoli che la tua perseveranza, è molto probabile che intervengano anche altri fattori a bussare alla tua porta per farti riflettere che ogni tassello del puzzle ha il suo incastro, nel momento e nel tempo “giusto”. Tuo e suo.

Spesso le domande “Perché è andata così?!?”, “Come mai non riesco?!?” “Cos’è che mi manca?!?” non possono avere delle risposte immediate. Nasce, fiorisce e cresce come un frutto che nel tempo definisce la sua identità. Solo quando è maturo, il frutto di quell’”essere impaziente per non aver realizzato tutto e subito”, può essere colto e apprezzato. Anche se è passato molto tempo da quando è stato seminato. In questo tempo di crescita non matura solo un frutto. Maturi anche tu. Perché il tempo, le esperienze e le tue risorse, insieme, hanno necessità di compiere la loro strada. Spesso senza il tuo controllo continuo.

Una persona impaziente fa fatica a vedere compiersi questo percorso. In questi anni di costruzione ho imparato ad osservare, a lasciar sedimentare e, sempre più spesso, ad attendere con serenità.

Anche se non ti coinvolge direttamente, può succedere di pensare a come reagiresti se ti capitasse un certo evento. Io, ad esempio, mi sono spesso chiesta come avrei potuto reagire a 9 mesi di attesa se avessi sperimentato nella mia vita l’esperienza di una gravidanza.

Mesi in cui per quasi la metà del tempo non “vedi e non tocchi con mano” ma puoi solo ascoltare.

Ecco che quest’attesa, che è una condizione necessaria, fatta di equilibri a volte ricercati e a volte arrivati in maniera naturale, ha contribuito ad una nuova consapevolezza: che c’è un tempo per tutto. Che l’attesa merita di essere vissuta e può rivelarsi una sorprendente compagna. Che attendere non è uno stato passivo. In quell’attesa si possono percorrere sentieri più o meno ripidi, pur stando apparentemente fermo.

Il nostro tempo ci incasella in strutture rigide dettate “da cosa è bene”, “da cosa è doveroso fare”. Strutture costruite in secoli di umanità che sempre più spesso ci fanno dimenticare che, prima di regole e convenzioni sociali, ci sono tempi primitivi e naturali come la semina. Con i suoi cicli e i tempi di raccolta. E come la gravidanza, forse uno tra i pochi eventi rimasti nella vita dell’uomo di oggi che riporta ad un autentico “ritorno alle origini e alla sopravvivenza”. Un tempo, questo, in cui la natura fa il suo corso e tu puoi affiancarti a lei per percorrere la tua strada.

Imparando ad andare al suo ritmo, anche se non è necessariamente il tuo.

Il presente è uno ed è ora. Impara a viverlo pienamente, qualunque sia il tuo obiettivo, la tua ambizione, il tuo progetto. Compresa l’attesa che ti condurrà verso la meta.

 

Dott.ssa Francesca Giambalvo – Psicologa, consulente in psicologia dello sport www.francescagiambalvo.it